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05 Set 2008 - 15:00:29
Kaijl - Storia di una Redenzione
Quattro

Due giorni dopo averucciso il cacciatore di taglie, mi recai al molo dal quale partiva il postaleper Cinyth. Consegnai al capitano della nave una busta di pelle indirizzata alsovrano di quella importante città con la testa del console di Lynelvas che avevo ucciso a Terja. Dopo qualche ora m’imbarcai su un’altranave, il Lënaltan.

Era la seconda notteche passavamo in viaggio ed una coltre di nubi velava la mezza luna (Eytarjinella lingua degli elfi), una sola, piccola coltre che il vento si apprestava aspazzare via. Il resto del cielo era illuminato dalle innumerevoli costellazioniche guardavano la storia del mondo ed il mare era un immenso tavolo piatto.L’unica cosa che disturbava il silenzio, oltre alla velatura ingrossata dalvento ed al sartiame che si tendeva, erano i fischi delle balene. Il capitanomi aveva confermato che se il vento teneva (e non c’era da dubitarne), saremmoarrivati in vista dell’Isola Verde non più tardi dell’alba del giorno dopo. Lanave, con un grosso carico, era diretta a Gijlenvos, la città portuale ad estdell’isola e non a Lynelvas.

Durante il viaggio,non avevo fatto altro che pensare agli elfi… chissà perché?

La nave non era diquelle che solitamente trasportava passeggeri, ma ero stato in affari con ilcapitano Kalanvur in diverse occasioni, perciò non aveva fatto storie quandogli avevo chiesto un passaggio. Naturalmente, la richiesta era stataaccompagnata da tre monete d’argento coniate a Lynelvas, cosa che influenzavaqualsiasi uomo, specie un abitante dell’isola.

Il capitano miraggiunse sul ponte di prua, dal quale osservavo il mare, uno spettacolo che miaveva sempre affascinato.

«Ha! Bella notte ebel vento. Se Hul ci accompagna, saremo a Gijlenvos prima della colazione didomani e potrò mangiare qualcosa di decente! Ha, ha!».

«Già. Faresti meglioa sgozzarlo, quel figlio di buona donna che si spaccia per cuoco, e darlo inpasto ai pesci». Dal tono della mia voce, il capitano non riusciva mai a capirese stessi scherzando o no, ma Kalanvur mi conosceva bene e non rimase stupitodalla mia frase. Rispose:

«Ha! Hai proprioragione, sai? Devo ammettere che ci avevo già pensato molti anni fa, ma èdifficile separarsi da un uomo come Gerëmjan! Non ti nascondo che è come unfratello per me!»

«Dici davvero, capitano? Conosco gente che ha ucciso il proprio fratello perpoche monete di rame. Di quanto ti accontenteresti tu?».

«Ha, ha, ha! Mi sache hai proprio ragione! Se mi fai il giusto prezzo lo faccio sparire in menodi mezz’ora! Ha, ha, ha!».

«Sei davvero durocome dicono, capitano Kalanvur. E con il cuore peloso come un orso. Sonofortunato ad esserti amico».

«Ha! Puoi dirloforte, giovane Kaijl, ma credo di essere io il più fortunato tra noi due! Permille tempeste! Ogni volta che t’incontro viene a finire nelle mie tasche unasonante pioggerellina d’oro! Ha!».

«Voglio darti unconsiglio, “amico”. Non pensare mai di tagliarmi la gola per controllarmi letasche. Sarebbe un pensiero del quale ti pentiresti. Ho bisogno di dormireadesso. Buona notte capitano!», dissi con un inchino sarcastico. Mi voltai em’incamminai verso la mia cabina. Mi stava simpatico, il Capitano Kalanvur ma,sapevo che se gli avessi dato anche soltanto un’occasione, mi avrebbe dato inpasto ai pesci senza pensarci due volte.

 

L’avevo conosciutopoco più di sei anni prima, quando ancora stavo con i pirati di Enuakôn. Avevoguidato una razzia ad un villaggio del regno di Kûs Eden ed avevamo la navecarica di bottino. Una mattina c’era un bel vento e viaggiavamo spediti. Ad untratto, l’uomo di vedetta aveva avvistato una nave che procedeva lenta indirezione opposta alla nostra. Fecero dei segnali, chiedendoci se eravamo diLynelvas e rispondemmo affermativamente, poiché un mio uomo conosceva i segnaliche gli abitanti di Edelvanas si scambiavano in mare.

Accostammo gliscafi. Pensavamo di abbordarli di sorpresa e così fu: non gli avevamo datol’opportunità di abbozzare alcuna resistenza, anche se molti di loro eranoarmati di coltelli e archi. Se avessero voluto, ci avrebbero creato moltedifficoltà, invece si arresero subito e il capitano della nave mi si fece incontro,dicendomi:

«Ha! Buona vita ate, Capitano! Ci avete proprio colti di sorpresa, non c’è che dire! Ha! Il mionome è Kalanvur e sono il proprietario di questa nave, oltre ad esserne ancheil capitano. Ha! Mi rendo conto benissimo che potreste prendere tutto quelloche abbiamo senza il minimo sforzo, ma prima ascoltate l’affare che ho da proporvi,ha!».

Mi fece subitosimpatia, sia per la sua tranquillità, sia per la sua incontrollabile risata,che gli usciva fuori anche in quei drammatici momenti ed acconsentii ad ascoltarequello che aveva da dirmi.

«Ha! Avevamointenzione di recarci nel Laynorjen, ad acquistare dagli elfi manufatti edarazzi, quindi abbiamo con noi un discreto quantitativo di monete d’oro e, sevolete, possiamo darvelo tutto, a patto che ci vendiate il vostro bottino.Ha!», disse osservando il mio viso stupito, «ho visto la linea di galleggiamentomolto bassa e ne ho dedotto che siete carichi… di cosa non mi interessa…». Lointerruppi:

«Potremmo decideredi prenderci l’oro senza darvi assolutamente nulla in cambio, se non farviassaggiare il filo delle nostre lame, Capitano Kalanvur…» e detto questo tiraifuori la spada e la poggiai al suo collo così velocemente che non ebbe nemmenoil tempo di batter ciglio.

Rimase perfettamentecalmo e continuò imperterrito il suo discorso:

«Ha! Già, potreste…ma così perdereste la parte migliore dell’affare! Ha!».

Il Capitano Kalanvurmi stupiva ogni momento di più! Con una spada puntata alla gola aveva ancora ilsangue freddo per trattare un affare! E si stava giocando la vita!

«Sentiamo questaparte migliore, allora!», dissi abbassando la lama.

«Ha! Bene, così mipiaci, giovane Capitano! Ha! Ascoltami bene: siete riusciti ad impossessarvidella mia nave con tanta facilità perché uno dei tuoi conosce i nostri segnali,ma… se quei segnali cambiassero? Ha!».

Mi voltai verso imiei uomini e chiamai Eôrthan, l’uomo di Lynelvas, chiedendogli se fosseplausibile ciò che il capitano mi stava dicendo. Il mio uomo confermò che,effettivamente, i segnali venivano modificati ogni anno. Eôrthan era con noi dacirca dieci mesi, quindi era possibilissimo che i segnali sarebbero cambiati daun momento all’altro. Guardai il Capitano e gli dissi:

«Se mi staimentendo, ti ritrovo, e ti do in pasto ai gabbiani dopo averti impalato all’alberomaestro della mia nave!».

«Ha! A te l’onore dicapire se ho la faccia di uno che mente! Ha!».

«Hai la faccia diuno che venderebbe sua madre al mercato degli schiavi di So ‘n, se non fossevecchia e se gli fruttasse anche soltanto dieci monete di rame!».

«Ha! GiovaneCapitano, arrivi tardi! L’ho già fatto dieci anni fa e mi ha fruttato trentamonete di rame, se t’interessa saperlo! Ha! Comunque ti sto dicendo la verità,riguardo ai segnali. Se mi lascerai la vita e mi venderai il tuo carico permetà dell’oro che ho, ti mostrerò il nuovo codice e chissà che non si possanofare altri affari insieme! Ha!».

«Ti venderò metà delcarico per tutto il tuo oro, e ti lascerò la vita, se mi mostrerai i nuovisegnali».

«Ha! È un piacerefare affari con te, Capitano… come ti chiami?».

«Kaijl. Kaijldell’Ovest».

Un uomo di Kalanvurmostrò i segnali ad Eôrthan che, in seguito, si rivelarono esatti. Il suo oroammontava a circa settemila Piastre, una somma ragguardevole, considerando chedal bottino avrei potuto ricavarne si e no quattromila. Dopo quella primavolta, eravamo stati in affari non proprio puliti in molte occasioni, conguadagno di entrambi.


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Categorie: Nyron Land

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